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PALAZZO RICCHIERI - museo civico d'arte

 

Il Palazzo Ricchieri sorse nel '200, con una destinazione d'uso ed una dimensione molto differente da quella che presenta oggi. Si trattava di una casa fortificata a torre, con chiari propositi difensivi, anche per la sua collocazione presso l'ingresso della città dal porto fluviale del Noncello.
L'edificio apparteneva alla famiglia patrizia dei Ricchieri, antichissima nobiltà di Pordenone, investita del titolo sia dalla casa d'Austria, alla quale Pordenone era sottomessa, sia dalla Repubblica di Venezia, alla fine del '300.
Nel '400 il palazzo diviene tale, ovvero viene allargato arricchito e reso consono al nuovo status della casata, che dal 1468 ricevette dall'Imperatre di passaggio in città, il titolo di Conti del Sacro Romano Impero.
Lo stile secondo cui fu rinnovato l'edificio è quello tipico veneziano: all'interno la nuova suddivisione delle stanze portò alla realizzazione di un grande salone, che dà sulla facciata centrale, al quale si accostano sale più piccole ai lati, le quali si affacciano rispettivamente su altre due facciate laterali. L'interno venne riccamente affrescato, mentre all'esterno l'orientaleggiante stile veneziano propose finestre appaiate in bifore, secondo una sorta di stilema decorativo oltre che architettonicamente funzionale.
Alla metà del Seicento, il palazzo venne di nuovo rimangeggiato, e la facciata venne ulteriormente modificata per volere di Ferdinando Ricchieri, come sottolinea un'iscrizione marmorea apposta sulla facciata.
Antistante il palazzo, vi era un portico che introduceva al cortile interno, in cui venivano alloggiate le carrozze, e nel quale si trovavano stalle, magazzini e locali di servizio.
Le finestre si affacciano dunque sia sulla strada antistante sia sul cortile interno.
Dagli anni '50 del secolo scorso, il Conte Ricchieri donò il palazzo al Comune di Pordenone, che dopo accurati restauri, che fecero tra l'altro affiorare le varie fasi costruttive/stilistiche/storiche dell'edificio, fu adibito a sede del Museo Civico d'Arte, dal 1972.

Il Museo raccoglie dipinti su tavola o su tela, disegni, affreschi, sculture lignee, mobili, oggetti di oreficeria e di ceramica, dall'epoca medioevale a quella contemporanea. La pinacoteca ebbe origine nel 1870 con il cospicuo lascito del pittore pordenonese Michelangelo Grigoletti (Pordenone 1801 ? Venezia 1870). L’istituto museale conserva opere di artisti soprattutto veneti e friulani per un periodo storico compreso tra il XIV ed il XX secolo. Oltre alla pinacoteca, di particolare pregio sono le sezioni relative alle arti applicate quali tessuti, ceramiche, oreficeria ed alla scultura lignea (sec. XV - XVIII); di notevole interesse il lascito del Cardinale C. Costantini costituito da dipinti e singolari manufatti dell’Estremo Oriente che vanno dal XVIII al XX secolo.
Il percorso museale si svolge sui due piani superiori del Palazzo: infatti dall’ampio ingresso da cui in un’epoca ormai lontana entravano le carrozze, un’ampia scalinata completamente in pietra conduce a quella parte dell’edificio dove un tempo viveva la famiglia. Il grande stemma dei Ricchieri che sovrasta lo scalone (diviso in quattro parti con due aquile d’argento e due ghirlande fiorite su fondo rosso) è degnamente affiancato da una serie di ritratti di eminenti personaggi della famiglia stessa, quali uomini di chiesa, politici, condottieri e mercanti. Accedendo direttamente al secondo piano ci si trova in un’ampia sala (dalle cui finestre è possibile ammirare da una parte le vie della Contrada Maggiore e dall’altra il cortile interno del Palazzo) in cui sono esposti dipinti, tele ed opere di inestimabile valore artistico: tra questi impossibile non menzionare Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone (1483-1539) con la Pala del San Gottardo tra i Santi Sebastiano e Rocco ed ancora il Ballo Campestre, Gerolamo Savoldo (1480 c. -1548) con l’ Annunciazione, il Padovanino (1588-1648) e la Madonna con bambino tra la Giustizia e San Marco, ed ancora uno splendido Altare ligneo di Giovanni da Tolmezzo. Una stanza attigua racchiude il Tesoro del Duomo appartenente alla Concattedrale di San Marco, che si avvale di una cospicua serie di reliquiari antichi, veri capolavori di oreficeria gotica e rinascimentale; un’altra saletta è occupata dalla Sezione di Scultura lignea, di primo piano a livello regionale, sia per la quantità che per l’alto livello qualitativo dato da questa raccolta di prodotti di arte plastica veneto-friulana che va dal XII al XVII secolo. Contigua a queste splendide opere è appena stata allestita una nuova sezione ossia il Gabinetto dei Disegni e della Grafica: salendo pochi scalini si accede ad un piccolo spazio del Palazzo prima non accessibile al pubblico. La saletta, occupata all’apparenza semplicemente da cassettiere, racchiude in realtà delle splendide opere grafiche fino ad oggi in deposito nei magazzini. Un accurato restauro dei disegni, nonché una opportuna sistemazione in vista di una attenta conservazione degli stessi, ha dato oggi la possibilità ai visitatori di fruire di opere fino ad oggi viste da pochi fortunati. I disegni, frutto di studi per opere in preparazione o semplicemente opere vere e proprie, racchiudono un ampio periodo storico e sono il frutto di molti artisti: tra questi citiamo il Pordenone con una serie di disegni preparatori arrivati fino a noi dopo essere stati posseduti e studiati da un altro artista illustre, Pomponio Amalteo, genero del de Sacchis e pittore attivo in tutto il Friuli Venezia Giulia con insigni risultati.
Scendendo al primo piano troviamo invece capolavori datati a partire dal XVIII secolo: anche questi, divisi in varie stanze, testimoniano i percorsi artistici prevalentemente di pittori veneto-friulani quali il Tomiz (1790-1866) con un Ritratto di anziana gentildonna, Michelangelo Grigoletti (1801-1870), altro fiore all’occhiello della città di Pordenone, con opere quali Ritratto dei genitori, Ritratto dei nipoti e i Due Foscari, ed ancora due singolari sculture, una di Antonio Marsure (1807-1855), Prometeo, e l’altra di Luigi De Paoli (1857-1947), Icaro, artista cronologicamente più vicino a noi e quindi ancora ben presente nella mente degli anziani pordenonesi.
Nei depositi del Museo, inoltre, si trovano alcune opere di particolare pregio al momento non esposte solo per problemi di spazio: tra queste da segnalare la collezione di opere di autori contemporanei operanti sul territorio, in regione e a livello nazionale quali V.A. Cargnel, Pino Casarini, Luigi Vettori, Angelo Variola, Gian Maria Cadel, Luigi Zuccheri, Armando Pizzinato, Corrado Cagli, Renato Borsato e altri. Una particolare rilevanza rivestono, infine, le recenti acquisizioni costituite da un inedito bronzo di Giacomo Manzù e la prestigiosa Collezione Ruini, costiuita da opere di Corrado Cagli, Massimo Campigli, Massimo Ceroli, Roberto Crippa, Filippo de Pisis, Salvatore Fiume, Lucio Fontana, Carlo Guarienti, Renato Guttuso, Alberto Savinio, Mario Sironi, Orfeo Tamburi ed altri. Tutte queste opere avranno presto una nuova e giusta collocazione poiché il Comune di Pordenone già da tempo si è attivato per aprire una nuova realtà museale ossia la Galleria d’Arte Contemporanea con sede in Villa Galvani.

 

 

 

 

 

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